La Cantina di Cibe

La gastronomia molecolare
29.5.08
Ormai da qualche anno molti grandi chef giocano con le consistenze degli alimenti più che con il gusto, stupendo i loro clienti con piatti che hanno consistenze molto diverse da quelle originarie del prodotto. Uova crude con la consistenza della ricotta, gelati al gusto di sigaro, cocktail solidi, sono solo alcune delle proposte che vanno molto di moda di questi tempi.
Questa innovazione è stata possibile grazie all'applicazione di teorie e tecnologie fino a quel momento utilizzate solo nei laboratori di fisica e chimica.
La gastronomia molecolare è quella disciplina scientifica che insegna a comprendere i meccanismi che stanno alla base delle trasformazioni che avvengono negli alimenti durante la loro preparazione.
L'inventore della gastronomia molecolare è Pierre Gilles De Gennes, premio nobel per la fisica nel 1991. Egli, a partire dal 1992, ha riunito chimici, biologi e cuochi con lo scopo di realizzare esperimenti scientifici in cucina per arrivare ad elaborare una "teoria della pietanza".
Il francese Hervè This, autore di diversi libri sulla gastronomia molecolare, è stato il primo chef a mettere sulla carta innovativi piatti elaborati con metodi scientifico/culinari.
La gastronomia molecolare: moda o strumento utile?
La gastronomia molecolare intesa come semplice moda ha esaurito quasi subito il suo potenziale di attrazione nella gente e infatti sono molto pochi i ristoranti che propongono menù interamente "molecolari". Sinceramente un gelato al sigaro mi può incuriosire, ma preferisco senz'altro un buon gelato alla nocciola.
Quesi tutti gli chef di alta cucina, da qualche anno, hanno iniziato ad utilizzare tecniche e strumenti che nascono con la gastronomia molecolare: sifoni, cotture sotto vuoto, gelatine, mousse, ecc, e hanno inserito nei loro menù piatti preparati utilizzando queste tecniche. A differenza della gastronomia molecolare "pura", dove si cerca l'estremizzazione dell'inusualità (concretizzata nel proporre pietanze il cui gusto, consistenza, temperatura sono fattori totalmente scollegati tra loro), questi sono piatti tutto sommato normali, dove la scienza viene utilizzata, ma non in modo evidente e "ingombrante".
Ecco allora che è possibile trovare la vera dimensione della gastronomia molecolare intesa come scienza applicata in cucina, non per inventare un nuovo modo di cucinare, ma per comprendere meglio i fenomeni fisico chimici che avvengono durante la preparazione dei piatti, di spiegarli scientificamente, e di sfruttare queste conoscenze per migliorare la qualità delle preparazioni.
In parole povere, la gastronomia molecolare ha fatto diventare la cucina da una disciplina prettamente empirica a una vera e propria scienza. I vantaggi di questo approccio ovviamente sono notevoli, come vedremo tra breve.

Il vero scopo della gastronomia molecolare
La gastronomia molecolare stupisce soprattutto con le consistenze inusuali, ottenute sfruttando la comprensione profonda dei fenomeni di interazione tra le particelle di carboidrati, proteine e grassi contenute nei cibi. Non è però questo il campo di applicazione di questa disciplina per il semplice appassionato di cucina, nè per la stragrande maggioranza degli chef.
Il vero scopo della gastronomia molecolare è quello di fornire le nozioni di fisica e di chimica necessarie per comprendere i fenomeni che stanno alla base delle preparazioni culinarie.
Il rischio di ogni disciplina che non dimostra scientificamente cioò che afferma è quello di prendere delle cantonate colossali e perdere di oggettività. Se ci pensiamo la cucina è piena di dicerie, segreti, di trucchi indimostrati, quasi fosse una disciplina alchemica. La gastronomia molecolare ha dato serietà e scientificità alla cucina, ha modernizzato moltissimo una disciplina fondata su luoghi comuni e "consigli della nonna" troppo spesso infondati.
E infatti uno degli aspetti più interessanti della gastronomia molecolare è la distruzione di alcuni luoghi comuni talmente affermati che saranno riproposti anche da esperti di alimentazione ancora per moltissimi anni.

Fonte CIBO 360°

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Chateauneuf du Pape
27.5.08

Chateauneuf du Pape

Provenienza: Francia - Valle del Rhone (denominazione Côtes du Rhône)

Vitigni: Complesso assemblaggio con prevalenza di Grenache con Cinsault, Syrah, Mourvèdre, Picpoul, Clairette a completare.

Profumi: di frutta di bosco fresca, tendenti quasi alla caramella; in bocca è di grande morbidezza ed ha in fatto di sensazioni gustative un andamento in progressione molto particolare.

Durata di conservazione: 10-15 anni; si consiglia di conservarlo orizzontalmente.

Grado alcolico: 14°Colore: rosso rubinoProfumo: molto intenso, vegetale, d'invecchiamento. I profumi sono di frutta di bosco fresca, tendenti quasi alla caramella.

Gusto: in bocca è di grande morbidezza ed ha in fatto di sensazioni gustative un andamento in progressione molto particolare, secco, caldo, robusto.

Aroma: profondo, tartufo, sottobosco, mallo di noce

Tipo: fermo

Temperatura di servizio: 16° - 18° in bicchiere di tipo bourgogne

Prezzi medi: anno 2000 intorno ai 25 euro; anno 1999 (ottima annata) intorno ai 35 euro

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Muller Thurgau
19.5.08
Se proprio devo sceglierne uno scelgo il Conti Bossi Fedrigotti. Il Muller Thurgau viene da un vitigno di creazione recente.
E' stato ottenuto incrociando il Sylvaner con il Riesling.
Un pò come si fa coi cani: si mischiano le razze per ottenerne di nuove.
Ci sono 5 diversi tipi di Muller Thurgau DOC in Italia posti tra il Trentino Alto Adige e la Valle d'Aosta.
E' un vino tipico anche della Germania (l'hanno inventato loro) e dell'Austria.
Anzi non è vero. L'ha inventato il dr. Hermann Müller Thurgau, botanico che ha vissuto in Germania ma che è nato in svizzera.
Il Girlan è un Muller Thurgau DOC del Trentino Alto Adige.
Il Muller Thurgau è vino bianco da uva bianca.
E' asciutto e aggressivo, con un fondo citrigno e delicatamente aromatico. Il corpo è piacevole, caratteristico con un profumo molto fruttato che permette di riconoscere vari tipi di frutta a secondo della propria sensiblità (mela, albicocca, pera e pesca i più evidenti).
E' un vino molto adatto a primi delicati.

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Marzemino d'Isera
9.5.08
IL VINO DI DON GIOVANNI
Il marzemino è un vino storico, citato anche dal grande Mozart in DON GIOVANNI (avete presente quando fa una autocitazione di un'altra sua opera facendo cantare a Leporello il "non più andrai farfallone amoroso"?).
Il Marzemino è infatti sia un vino veneto di antica tradizione e di alta qualità che veniva prodotto con uve provenienti dalla Marca Trevigiana, che un vino di produzione del Trentino meridionale, in particolare tra le colline basaltiche d’Isera (il famoso Marzemino del Trentino).
Il marzemino del trentino viene prodotto ovviamente col 100% di uve marzemino (più precisamente dal vitigno Marzemino Gentile) coltivate a pegola trentina.
Se ne producono circa 700 ettolitri all'anno (di quello trentino).
Il colore è rosso rubino con ombre tendente al violaceo, ha un sapore deciso e secco con un tipico profumo macchiato da un molto vago sentore di viola (vi dico molto vago perchè sinceramente io stento a sentirlo - diciamo la verità, non lo sento!).
La gradazione alcolica è di 12/12,5 gradi%.
Il Marzemino è, secondo me, ideale sia con le carni (sia bianche che rosse) che con salumi.
Se posso darvi un consiglio però, provatelo con i piatti a base di funghi!! Fatevi un bel piattone di porcini freschi trifolati con il pane nero e una bottiglia di marzemino...

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ALAGOAS
8.5.08

Da oggi il blog dell'Associazione: http://acsevinoecucina.blogspot.com/

è presente nella sezione cultural blogs dell'Associazione ALAGOAS: http://www.alagoas.it/Cultura/culturalblogs06.asp

PROGETTO ASSOCIAZIONE ALAGOAS
L’impegno della Associazione è quello di
operare per una società pluralista, solidale, efficiente, meritocratica, con
particolare attenzione rivolta al mondo giovanile, che oggi più che mai ha
bisogno di supporto, sostegno ed informazione. In un mondo in piena
trasformazione, ove la globalizzazione e l’innovazione tecnologica, ha portato
repentini cambiamenti sociali ed economici, è necessario che le nuove
generazioni, che costituiscono appunto il futuro sociale, culturale ed economico
di una nazione, siano consapevoli e informati, della necessità di essere “
competitivi ” con quelle degli altri paesi industrializzati ed emergenti ( Cina,
India, ecc. ). I giovani devono essere protagonisti attivi e non passivi della
società italiana, devono essere considerati da uno Stato democratico, quale il
nostro, la risorsa prima in cui investire per il futuro. Questo difficilmente lo
si può ottenere da un apparato governativo che non migliora lo stato sociale,
che non investe risorse adeguate nella formazione scolastica, nelle strutture
scolastiche, nel miglioramento del corpo insegnante, nel miglioramento e
ottimizzazione dei programmi di insegnamento scolastico, e nelle nuove
prospettive lavorative. Oggi è prioritario per i giovani avere una preparazione
scolastica ad alto livello e multidisciplinare, la sfida mondiale si gioca e si
giocherà sull’istruzione della propria popolazione, la possibilità di avere un
lavoro remunerativo, di creare una famiglia, di poter avere figli, di avere
certezze e sicurezze nella vita sarà sempre più vincolata alla necessità di
qualificarsi professionalmente, di apprendere nozioni e conoscenze avanzate, di
essere sempre aggiornati e al passo con l’innovazione tecnologica : un
apprendimento e aggiornamento delle proprie capacità cognitive durante tutto
l’arco dell’attività lavorativa. Le difficoltà da superare sono molteplici, le
carenze del sistema scolastico italiano, del sistema economico e produttivo in
Italia, sono evidenti, ma non è con il pessimismo, il vittimismo, la riluttanza
verso chi ci governa, la rassegnazione che si risolvono le cose. L’Associazione
vuole essere un “ progetto territoriale ”, che potrà essere diffuso in tutto il
territorio nazionale, di polarizzazione della comunità giovanile, coinvolgendola
in “ progetti comuni ” , dove si potranno valorizzare le idee, le potenzialità,
le capacità dei giovani che spesso non hanno un riscontro nella comunità
sociale, industriale, economica territoriale in cui vivono, incentivandoli allo
studio, alla formazione professionale, alla valorizzazione del territorio sia
dal punto di vista culturale,economico, ambientale, mettendo a loro disposizione
strumenti di agevolazioni finanziarie per realizzare attività commerciali,
artigianali, industriali, turistiche. Agevolazioni che già esistono, ma che
spesso sono poco pubblicizzate, e operando per crearne delle altre, sollecitando
e sensibilizzando le strutture finanziarie e istituzionali presenti sul
territorio. I giovani devono recuperare quello spirito di aggregazione, di
condivisione della loro potenzialità di poter determinare quei cambiamenti
positivi e necessari al Paese. Recuperare, come in passato, la capacità di
sollecitare le istituzioni a quei “ miglioramenti ”, siano essi comunali,
provinciali, regionali, nazionali, partecipare cioè in modo attivo e propositivo
alla vita sociale.
LA VITALITA’ DI UNA NAZIONE SI VEDE ANCHE DALLA
PARTECIPAZONE E DALL’INTERESSE DIMOSTRATO DAI SUOI GIOVANI.

Ringraziamo l'Associazione per l'opportunità.

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Ringraziamenti

Milano, 8 maggio 2008


Con la presente, l’Associazione di Studi Enogastronomici (ACSE) "Vino & Cucina", desidera ringraziare la sig.na CRISTINA (cri_sty) per il prezioso lavoro svolto – a titolo gratuito - nella progettazione e realizzazione degli elementi identificativi della nostra Associazione.

L’ACSE "Vino & Cucina", nata il primo dicembre 2005, ha assunto la forma giuridica dell'Associazione non riconosciuta ai sensi degli artt. 36 e seguenti del Codice Civile. Attraverso l’uso di internet, l’Associazione promuove attività culturali (quali convegni, conferenze, dibattiti, seminari) ed eventi gastronomici, incontri conviviali e degustazioni. ACSE, inoltre, intraprende attività di formazione e informazione e attività di divulgazione mantenendo attivo e aggiornato un sito internet istituzionale, un blog e un forum e proponendo la pubblicazione di atti di convegni, di seminari, nonché degli studi e delle ricerche compiute. Per questi motivi un’immagine grafica allo stesso tempo accattivante e professionale diventa di fondamentale importanza.

Ancora una volta ringraziamo la sig.na Cristina per l’impegno e La omaggiamo dell’associazione a ACSE "Vino & Cucina" per l’anno in corso.

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Lo Chablis
7.5.08
Lo Chablis viene già considerato un vino di Borgogna (immagino cha abbiate già sentito parlare di questa regione o per il vino borgogna o per le lumache).

E' tipico di una ventina di comuni francesi tra cui, ovviamente, il comune di Chablis, patria di questo vino.
Si produce da uve Chardonnay mediante quella che viene chiamata "vinificazione tradizionale" e cioè:
- vendemmia a mano (chiedetemi se ci credo che tutto lo Chablis sia vendemmiato a mano);
- fermentazione in tini aperti;
- riposo del vino in botti di quercia.

Il vino che si ottiene è un bianco secco di circa 12, 5 gradi che si serve tra i 14 e 16 gradi centigradi di temperatura.
Lo Chablis si produce anche in Italia.

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KYR
6.5.08
Questo è un tipico aperitivo provenzale.
E' estremamente facile e senza dubbio rinfrescante e stimolante dell'appetito.
Esiste uno sciroppo denominato CASSIS o "CREME DE CASSIS" che è sciroppo di ribes rosso alcolico.
Generalmente sta tra i 14 e i 17 gradi a seconda delle case produttrici.
Una volta trovato questo prodotto il resto è facilissimo:
1/3 di Cassis
2/3 di vino bianco o rosè secco.

Esiste una versione più raffinata (ma da me meno apprezzata) che viene chiamata KYR ROYALE:
1/3 di Cassis
2/3 di spumante secco o champagne.

Entrambe le versioni si servono molto fredde.

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L'elogio della patata col peperone
5.5.08
Ringraziamo Riccardo e il sito LA PROVETTA DELLO SPORT per questo simpatico, ironico e allo stesso tempo prezioso articolo. Inutile dire che condividiamo appieno la scelta e che - avendo mangiato più volte il piatto cucinato da Riccardo - pensiamo che pochi, meglio di lui, possano tessere l'elogio di questa pietanza, solo all'apparenza povera e semplice.

Noi siamo nati coi Boninsegna e coi Gerd Muller. Gia' Maradona appartiene al calcio moderno, quello dei Paperoni e dei calciatori viziati e strapagati. Noi siamo avvinti al ricordo di Zoff accartocciato sulla linea di porta in quel di Barcellona, estate dell'82. Che ancora le maglie erano di lana o di cotone ed erano brutte a vedersi ma belle che ti riempivan il cuore. Noi odiamo il calcio spezzatino, dalle 9 del mattino a notte inoltrata, che una volta te le sentivi in Tutto il Calcio Minuto per Minuto, insieme, d'infilata. Siamo contro gli stipendi esagerati, ci fanno sentire emarginati, contro scandali, truffe, risse in campo e veline, sono tante e troppe quanti i granelli nelle saline. Oggi ci tocca pranzare a 10 euro con l'insalatona, ieri cenavamo a 2 con patatee peperoni e col resto ci si usciva e ci si sentiva gran signori. E ora che l'argomento e' stato ben delineato, vediamo di affrontarlo in modo dettagliato.
Elogio e cagioni del perche' mangiar patate coi peperoni
Nato come un piatto povero, di umili origini, patate e peperoni sono ormai oggi irrinunciabili, visto il crescente logorio della vita moderna, la perdita dei sani valori di una volta e il nostro abituale stato mentale, confuso tra la quotidiana frenesia e la ricerca di pace e serenita'. La nobilta' di questo piatto non deriva chiaramente dai due ingredienti, parzialmente dal modo in cui si preparano, sicuramente dal loro accostamento.
Tutti pensano di saper cucinare patate e peperoni. Una padella, un po' di olio, e via! Che ci vuole? Eppure gia' al momento del taglio del tubero e del suo degno compare, i primi dubbi cominciano ad affiorare. Perche', metafora di una felice esistenza, cuochi non ci si improvvisa, ne tanto meno si puo' sottovalutare il giusto approccio anche al piu' facile dei piatti. Ecco perche' ogni passo va ponderato e studiato e solo quando si e' acquisita la straordinaria esperienza (mai la necessaria, badate bene) si puo' pensare di procedere oltre, magari dedicandosi contemporaneamente ad altro. Ed ecco perche' una delizia per il palato e per la mente, unica per bonta' e semplicita', non si deve trasformare in rimorso per cio' che si sarebbe dovuto fare. Seguiteci, e ne potrete godere voi e i vostri amati.
La scelta della patata. Mai farinosa, ne troppo grande o troppo piccola, il tubero deve essere possibilmente fresco e duro al punto giusto. Nel caso aveste patate in casa da cinque giorni o piu', lasciate stare. Fatele fritte (orrore) o al forno o svoltate su gnocchi o pure' (bah), ma non andate oltre. Domani fate di nuovo la spesa, che e' meglio. Lavate con relativa cura e scegliete un coltello ben affilato. Il taglio deve essere netto e preciso, la porzione a rondella non troppo alta (diverra' cruda) ne bassa (effetto chipster). Amatela mentre la tagliate, parlatele. Si ammorbidira' con naturalezza, al punto giusto.
La scelta del peperone. Questa parte e' da molti sottovalutata, invece e' importante quanto un buon vino nel brasato. Io sono purista. Gialli e rossi, si ed entrambi. I verdi li lascio all'insalata (piatto o fantasia popolare? Mah, noi amanti del tubero non consideriamo queste volgari amenita') o alle esposizioni contadine di paese.
La scelta dell'olio. Calabrese, scuro, in bottiglioni di vetro (possibilmente vetro opaco). Il piatto e' calabrese, non pensate neanche lontanamente di aggiungere olio toscano o peggio pugliese o di qualsiasi altra parte del globo. Ne paghereste le conseguenze, questo e' certo.
L'unione. Non abbiate fretta. Se avete fretta andate da McDonald, e' sempre aperto. Ad olio caldo aggiungete le patate prima, i peperoni poi. Valutate bene i tempi chiedendo alle patate se sono pronte a farlo. Sebbene si uniscano al peperone da centinaia di anni, potrebbe accadere che quel giorno cio' non vada a loro a genio. Non urtate la loro sensibilita', parlategli. Con gentilezza e tatto non si negheranno mai. Il peperone invece, in quanto maschio non necessita' di particolari attenzioni. Controllate solo che sia ben lavato e stop.
La cottura. E' la chiave di volta del tutto. Il fuoco deve essere morbido, assaggiate mentre cucinate senza che se ne accorgan, cosi', di tanto in tanto. Salate con circospezione ma con virile decisione. Le patate dovranno essere morbide, un po' croccanti ma non troppo. Il peperone lasciato un po' indietro, ma qui e' questione di gusti. Servite ben caldo e innaffiate con del buon Ciro'.
Detto cio' e' doveroso sottolineare che:
_ mai sono stati registrati suicidi/omicidi dopo aver gustato patate e peperoni
_ l'umore tende sempre al meglio, talvolta anche ad eccitazione esagerata ed improvvisa
_ non si ingrassa
_ spesso e' sufficiente come piatto unico sempre che non lesiniate con gli
ingredienti
_ pensate a quanto volete farne e per quante persone e poi raddoppiate gli ingredienti necessari; non avanzano mai, anzi
_ patate e peperoni erano nel menu' di tutti i trattati di pace da Yalta in poi ad
eccezione del Vietnam, ed infatti avete visto come ando' a finire
_ patate e peperoni sono trasversali, apartitiche, socialmente corrette, mai classiste ne snob, ideali per grandi e piccini
_ l'Italia Mundial faceva colazione con patate e peperoni
_ Paolo Poli ha perso due Supercoppe perche' non ne aveva mai mangiate, ha vinto la Coppa dei Campioni e forse sapete ora anche il perche'
_ patate e peperoni hanno vinto diversi premi culinari, un Nobel per la pace e un
Telegatto d'oro
_ non interagiscono con medicinali, erbe, oppiacei, alcool, non alterano lo stato di veglia o di guida, ne interagiscono con anticoncezionali orali o scritti
_ se assunti da uomini del Nord ne migliorano le capacita' intellettive e riproduttive, se assunti da uomini della Lega li neutralizzano per 36/48 ore
_ non sono considerati doping dalla CIA
_ sono approvati dalla CEI, dall'associazione medici dentisti italiani, dai Radicali, anche quelli liberi, dalla destra e dalla sinistra; la polizia non li vieta sempre che
vengano preparati per uso personale
_ raramente ha perso a Fantacalcio chi ha scritto la formazione dopo aver pranzato a patate e peperoni
In poche parole, vivete sani e ricordate: Con Patate e Peperoni magnate da ricchi e vivete da leoni! E se cio' vi pare strano e' perche' ancora non li avete degustati, o perche' siete ad una festa e sono gia' finiti e voi li avete appena assaggiati... Buen Aprovecho! Ri. Ass. T.&P.Ne.Mo. (Associazione Tuberi&Peperoni Nel Mondo) Votate Patate e Peperoni, candidato Premier alle prossime Elezioni!

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Il Dolcetto d'Alba
4.5.08
E' un vitigno già citato in opere sui vini nel 1798 (era coltivato prevalentemente nelle zone di Acqui e Alessandria) e del 1839. Viene ritienuto di origine monferrina, anche se ne esisteva la presenza sulle Alpi e Appennini liguri col nome di "Ormeasco". Ha foglia medio-piccola, pentagonale; grappolo medio-grande, conico allungato con ali ben sviluppate; acino piccolo, buccia di colore blu-violetto.
Il vitigno Dolcetto viene utilizzato in molte DOC, o in uvaggi (miscele di vari vitigni) o in purezza (vini fatti con il 100% dello stesso vitigno).
Viene vinificato in rosso (a parte perversioni sempre possibili).
Esistono 12 DOC che utilizzano il vitigno Dolcetto (in purezza o in uvaggio):
Colli Tortonesi - in purezza o in uvaggio
Dolcetto d'Acqui - in purezza
Dolcetto d'Alba - in purezza
Dolcetto d'Asti - in purezza
Dolcetto delle Langhe Monregalesi - in purezza
Dolcetto di Diano d'Alba o Diano d'Alba - in purezza
Dolcetto di Dogliani - in purezza
Dolcetto di Ovada - in purezza
Langhe - in purezza o in uvaggio
Monferrato - in purezza o in uvaggio
Pinerolese - in purezza o in uvaggio
Riviera Ligure di Ponente - in purezza o in uvaggio
Le DOC più conosciute sono 7:
Dolcetto d'Acqui
Dolcetto d'Alba
Dolcetto d'Asti
Dolcetto delle Langhe Monregalesi
Dolcetto di Diano d'Alba
Dolcetto di Dogliani
Dolcetto di Ovada
Francamente, da appassionato, trovo non facilissimo distinguere, in degustazione al buio, un dolcetto da un'altro.
Diamo comunque le caratteristiche più comuni del Dolcetto d'Alba, visto che è il più diffuso, soprattutto alla grande distribuzione:
Zona di produzione: Colline di Alba (CN)
Vitigno: DolcettoColore: Rosso rubino, violceo nella schiuma
Odore: Vinoso, caratteristico
Sapore: Corposo e gradevolmente amarognolo
Grado alcolico: 11,5°
Accostamenti tipici: Arrosti, brasati, polenta, formaggi stagionati
In generale per il Dolcetto DOC possimo dire che i parametri da rispettare devono sempre essere i seguenti:
Gradazione alcolica: sempre tra gli 11 e i 12 gradi
Colore: la colorazione dipende anche dall'"anzianità" di un vino in bottiglia. Il colore Rosso rubino, intenso da giovane tende al rosso granato dopo l'invecchiamento.
Profumo: vinoso; per vinoso - profumo attribuibile esclusivamente ai rossi - si intende un profumo che non porta a nessuna riflessione semantica particolare (non c'è un particolare profumo di frutto che risalti sugli altri profumi, ne floreale, ne di legno o spezie).
Sapore: generalmente amarognolo, può deviare leggermente su altri sapori nel Diano d'Alba.
Accostamenti: è un vino da tutto pasto che si sposa molto bene con i piatti tipici piemontesi.
Accoppiamenti tipici sono il bollito, i formaggi stagionati e tutti i piatti a base di formaggi saporiti.

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Corso base di degustazione e sommeliere
2.5.08


DEGUSTAZIONE E SOMMELIERIE – CORSO BASE
PROGRAMMA

Domenica 21 settembre 2008

Lezione n°1
Terminologia e glossario della degustazione. Anatomia dei sensi. Fisiologia della degustazione. Primo saggio di degustazione guidata.

Domenica 28 settembre 2008
Lezione n°2
Tecnica della degustazione. Analisi organolettica. Analisi visiva, olfattiva, gustativa. Degustazione guidata.

Domenica 5 ottobre 2008
Lezione n°3
Viticoltura, lavorazione, allevamento, potatura. Degustazione guidata.

Domenica 12 ottobre 2008
Lezione n°4
Enologia 1° parte: tecniche di vinificazione. Sommelierie 1° parte: il servizio. Degustazione guidata.

Domenica 19 ottobre 2008
Lezione n°5
Enologia 2° parte: spumantizzazione. Sommelierie 2° parte: le funzioni dell’esperto sommelier. Degustazione guidata.

Domenica 26 ottobre 2008
Lezione n°6
Enologia 3° parte: alterazioni e malattie dei vini, pratiche di cantina, invecchiamento. Distillazione e distillati. Degustazione guidata.

Domenica 9 novembre 2008
Lezione n°7
Tutela legislativa dei vini di qualità. Presentazione e designazioni dei vini. Degustazione guidata.

Domenica 16 novembre 2008
Lezione n°8
Ripasso generale. Dubbi, problemi, chiarimenti. Esame finale con test scritto/teorico e prova di degustazione.

Le lezioni si terranno presso il Ristorante Star Rise in Via Donatello 28 a Milano dalle ore 20.30 alle ore 23.00. Sono disponibili 20 posti.
Al termine delle lezioni sarà rilasciato un attestato di partecipazione e superamento esame.
MATERIALE FORNITO: Libri di testo; Prodotti in degustazione

Il costo per la partecipazione è di € 300,00 a copertura e rimborso delle spese sostenute dall’Associazione per la progettazione ed erogazione del corso. Per partecipare bisogna essere in regola con la quota di iscrizione annuale alla ACSE Vino&Cucina per l’anno 2008 (€ 15,00). All’atto dell’iscrizione è previsto il versamento di € 60,00 come conferma unitamente alla eventuale corresponsione della quota associativa. Il saldo rimanente dovrà avvenire in corrispondenza della prima lezione.
PROPOSTA SCONTO: PRESENTA UN AMICO – Per ogni nuovo associato e iscritto al corso presentato da un associato e iscritto al corso sarà praticato il 10% di sconto.

Per iscrizioni e maggiori informazioni: acse@vinoecucina.org
Eventuali modifiche del presente programma verranno tempestivamente comunicate a tutti gli iscritti.

Il progetto DEGUSTAZIONE E SOMMELIERIE è un percorso formativo in 3 livelli (base, intermedio, avanzato) che recepisce e trasforma i classici corsi Sommelier modellandoli per un pubblico di “appassionati non professionisti” piuttosto che per i professionisti del settore.

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Il motto dell'Associazione
1.5.08
NON E' FORSE VERO
CHE TUTTI GLI UOMINI
POSSONO MANGIARE E BERE
MA SOLO POCHI
SANNO CAPIRE
CIO' CHE HA SAPORE?
(Confucio,
Il costante mezzo)

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